Decidere come trasferire il proprio patrimonio non significa soltanto scegliere chi riceverà beni e denaro. Vuol dire anche valutare tempi, esigenze familiari, possibili debiti, costi e conseguenze sui rapporti tra gli eredi. Successione e donazione rispondono a bisogni diversi: non esiste una soluzione migliore per tutti, ma una scelta da costruire considerando la situazione concreta e i propri obiettivi.
Come ricorda il Consiglio Nazionale del Notariato, la successione può essere testamentaria, se regolata da un testamento, oppure legittima, se interviene la legge perché manca un testamento. Se quest’ultimo dispone solo di una parte dei beni, le due forme possono coesistere. In ogni caso, coniuge, figli e, in assenza di figli, ascendenti hanno diritto a una quota riservata, detta legittima: il testamento non può ignorarla.
Il testamento: decidere senza trasferire subito
Il testamento consente di indicare le proprie volontà per il momento della morte, mantenendo nel frattempo la disponibilità dei beni. È quindi una strada da valutare quando si vuole organizzare la futura successione senza privarsi oggi della proprietà o del controllo del patrimonio. Le disposizioni, però, devono rispettare i diritti dei legittimari.
Dopo il decesso, chi è chiamato all’eredità deve decidere se accettarla: l’accettazione può essere espressa o risultare da comportamenti concludenti. Accettare significa subentrare anche nei debiti del defunto. Se la consistenza del patrimonio non è chiara, si può valutare l’accettazione con beneficio d’inventario, che limita la responsabilità dell’erede al valore di quanto ricevuto. Entro un anno dall’apertura della successione va inoltre presentata la dichiarazione di successione, necessaria anche per gli adempimenti fiscali e per poter disporre dei beni ereditati.
La donazione: trasferire i beni quando si è in vita
La donazione permette di anticipare il passaggio di un bene a un familiare o a un’altra persona. È un contratto normalmente irrevocabile per volontà di una sola parte e, per essere valida, deve essere stipulata con atto pubblico davanti a un notaio, alla presenza di due testimoni. Può includere condizioni o oneri e, nel caso di un immobile, prevedere la riserva di usufrutto: chi dona trasferisce la nuda proprietà, ma conserva il diritto di abitare la casa o di percepirne l’affitto.
La scelta richiede attenzione anche perché una donazione fatta a un futuro erede è considerata un anticipo sulla sua quota. Al momento della successione, il suo valore va quindi tenuto in conto nel calcolo dei diritti spettanti ai legittimari. La donazione può essere revocata solo per specifiche cause previste dalla legge, tra cui l’ingratitudine del beneficiario e la sopravvenienza di figli.
La riforma e la circolazione degli immobili
Dal 18 dicembre 2025 è in vigore la riforma introdotta dalla legge 182/2025, che ha modificato le regole sulla circolazione dei beni provenienti da donazione. In linea generale, il legittimario leso conserva la possibilità di far valere i propri diritti verso il donatario, ma la tutela non comporta più, secondo la nuova disciplina, la restituzione dell’immobile da parte del terzo che lo abbia acquistato a titolo oneroso. Restano però importanti regole transitorie per le successioni aperte prima dell’entrata in vigore. La riforma non elimina dunque la necessità di verificare il caso specifico.
La scelta giusta si prepara con una consulenza
Non conviene scegliere tra donazione e successione guardando soltanto alle imposte: la convenienza dipende dal momento del trasferimento, dai beni coinvolti e dalla situazione familiare. Il Consiglio Nazionale del Notariato sottolinea l’importanza del notaio sia per pianificare una donazione consapevole, sia per assistere gli eredi nelle formalità e nelle decisioni legate all’accettazione. Valutare per tempo le alternative aiuta a rispettare la legge, tutelare gli interessati e ridurre il rischio di controversie future.