Testamento solidale, come lasciare parte dell'eredità in beneficenza senza penalizzare gli eredi

notaio lavora con documenti e timbro nello studio

Fare un testamento solidale significa destinare una parte dei propri beni a un’organizzazione non profit e trasformare valori come la solidarietà, la cura, la ricerca e la tutela dell’ambiente in un aiuto concreto. Non occorre lasciare l’intero patrimonio: si può scegliere un lascito proporzionato alle proprie possibilità, senza rinunciare a tutelare le persone care.

È questo il principio promosso dal Comitato Testamento Solidale, nato nel 2013 e promosso da ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro e Save the Children. Il Comitato riunisce numerose organizzazioni impegnate in ambiti diversi, tra cui ACS, Amnesty International, AMREF, CBM Italia, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Greenpeace, Intersos, Istituto Pasteur Italia, Operation Smile, Progetto Arca, Telefono Azzurro, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Università Campus Bio-Medico, UNICEF e Vidas. Un lascito può contribuire, per esempio, a sostenere l’infanzia, la salute e la ricerca scientifica, l’inclusione, la cultura, la pace e la salvaguardia dell’ambiente.

La quota disponibile e i diritti degli eredi

La legge italiana tutela alcuni familiari, chiamati legittimari, riservando loro una quota dell’eredità. Tra questi rientrano il coniuge e i figli; in determinate situazioni, anche gli ascendenti. La parte restante, detta quota disponibile, può invece essere destinata liberamente, per esempio a un ente non profit.

Perciò, un lascito solidale - come illustrato in una guida a cura del Comitato Testamento Solidale con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato - non penalizza gli eredi se rispetta le quote loro riservate. Non esiste una percentuale valida per tutti: la quota disponibile varia in base alla composizione della famiglia e al patrimonio, considerando anche eventuali donazioni fatte in vita. Se le disposizioni superano i limiti di legge, i legittimari possono contestarle. Per evitare errori e possibili controversie, è sempre consigliabile rivolgersi a un notaio.

Che cosa si può lasciare?

Il testatore può destinare a un’organizzazione una somma di denaro, azioni o titoli, un bene mobile — come un’opera d’arte o un gioiello — oppure un immobile. È possibile anche indicare un ente come beneficiario di una polizza vita, seguendo le modalità previste per designare il beneficiario.

È importante identificare con precisione l’organizzazione, usando la sua denominazione esatta: una disposizione generica può creare dubbi su chi debba ricevere il lascito. Le realtà aderenti al Comitato si impegnano a rispettare le volontà del testatore e a trasformare le risorse ricevute in progetti concreti.

Le forme del testamento

In Italia si può fare testamento in tre forme. L’olografo è scritto interamente a mano dal testatore, datato e firmato: non può essere redatto al computer né sotto dettatura da un’altra persona. Per ridurre il rischio che venga smarrito o distrutto, è possibile affidarlo a una persona fidata o depositarlo da un notaio.

Il testamento pubblico viene ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni. Il notaio raccoglie le volontà del testatore e può aiutare a formulare disposizioni chiare e conformi alla legge. Il testamento segreto, invece, viene consegnato al notaio in un plico sigillato: il contenuto resta riservato.

Le tre forme hanno valore giuridico; la scelta dipende dalle esigenze di ciascuno. In ogni caso, il testamento è revocabile: si può modificare o sostituire in qualsiasi momento con nuove disposizioni.

Una scelta che si può ripensare

Fare testamento permette di indicare come distribuire i propri beni; in assenza di disposizioni valide, la successione è regolata dalla legge. Il lascito solidale è quindi una scelta personale, che può essere aggiornata nel tempo. Perché sia efficace, il punto essenziale è esprimere la propria volontà in modo chiaro e rispettare i diritti dei legittimari. Chi opta per questa forma di lascito, può continuare a sostenere, anche dopo la propria vita, le cause in cui crede.

pubblicato il 05/11/2026

A cura di: Tiziana Casciaro

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